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| Montichiari (Bs)

Green Hill si rivolge alla Corte d’appello: l’allevamento di Montichiari ha sempre rispettato la legge

Gli avvocati difensori di Green Hill, l’allevamento di Montichiari (Bs) che destinava cani di razza beagle alla ricerca farmaceutica, si sono rivolti nei giorni scorsi alla Corte d’Appello di Brescia contestando la sentenza emessa dal giudice di primo grado, ritenendola “fondata sull’erronea applicazione delle norme e sul travisamento dei fatti e delle prove”.Diversi i fronti su cui contrattaccano i due difensori: innanzi tutto chiedono l’assoluzione dall’accusa di maltrattamento e uccisione di animali per i loro assistiti - l’amministratrice di Green Hill, il veterinario e il direttore dell’allevamento - la revoca della confisca dei quasi tremila cani, e pongono anche una questione di legittimità costituzionale per la quale hanno richiesto di inviare gli atti alla Consulta.Green Hill ribadisce inoltre di avere sempre rispettato il decreto 116/92, legge che regolamenta la tutela degli animali utilizzati nella ricerca e di aver gestito correttamente l’allevamento come confermano le numerose ispezioni positive delle autorità. Green Hill si occupava esclusivamente dell’allevamento di cani per la sperimentazione biomedica; non era consentita e non è mai stata eseguita alcuna forma di sperimentazione scientifica sugli animali. “Va ricordato che ogni farmaco, prima di essere immesso sul mercato, dagli analgesici ai chemioterapici, deve obbligatoriamente essere preventivamente sperimentato su due specie animali, di cui una non può essere un roditore, per valutare potenziali effetti collaterali - spiega Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia, associazione no-profit che si propone di divulgare e promuovere al grande pubblico le corrette conoscenze sulla ricerca scientifica -. “Il motivo per cui vengono utilizzati cani di razza beagle è legato al fatto che rappresentano modelli altamente coerenti con quelli umani e per questo vengono impiegati per studiare gli effetti collaterali di particolari farmaci che verranno poi messi in commercio” conclude Padovan.

“Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca”

Fabrizio De Andrè

(Bocca di Rosa, 1967)